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  SVERSAMENTO LOMBARDA PETROLI

Cos’è successo  in quei drammatici giorni

 
   

23 febbraio 2010: sono da poco passate le cinque del mattino quando il capoturno del personale in servizio al depuratore nota alcune tracce oleose sulla superficie dell’acqua  all’ingresso dell’impianto. Un immagine che ha già visto altre volte.  Purtroppo,  la  cattiva abitudine di riversare nelle fognature  inquinanti d’ogni genere è tanto diffusa quanto difficile da estirpare.  Di norma, in questi casi,  il depuratore capta e trattiene i reflui.  Invece…Invece, verso le 8 all’improvviso  quelle chiazze si trasformano in una gigantesca  ondata nera, una colata di petrolio dilagante a tutta velocità. Immediatamente,  Brianzacque, la monoutility che gestisce il depuratore di Monza, lancia l’allarme. Una squadra di tecnici specializzati nel controllo del territorio e delle rete fognaria   riesce a individuare l’origine dello sversamento. E’  cinque chilometri più a nord, a Villasanta, all’interno della Lombarda Petroli.  Nel  frattempo, la macchina dell’emergenza si mette in moto per far fronte a quello che si preannuncia come un  disastro.  Una “bomba  ecologica” che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori se la marea di veleni non avesse incontrato sulla sua strada il depuratore di Monza san Rocco, cha ha funzionato da barriera, arginando  metà  della micidiale miscela oleosa.  Conferma l’ingegner Enrico Mariani, responsabile per Brianzacque dell’impianto, tra i primi dieci d’Italia per dimensioni e capacità depurativa:“Su  2.631 tonnellate di gasolio e olio combustibile fuoriusciti dai serbatoi della Lombarda Petroli, siamo riusciti a trattenerne quasi 1300. Un quantitativo che avrebbe potuto essere ancor più elevato se quella mattina, a complicare le cose,  non ci si fosse messa anche la pioggia”.

Brianzacque ha fatto parte dell’Unità di Crisi coordinata dalla nuova Provincia di Monza e Brianza  che ora dopo ora, giorno e notte,  ha seguito tutte le concitate  fasi dell’emergenza, riportando,  nell’arco di solo un mese, la struttura di depurazione monzese a funzionare a pieno regime.  Ora, che il peggio è passato,  si contano i danni economici.  Circa  1 milione e mezzo  di euro quelli denunciati da Alsi, società patrimoniale proprietaria della struttura  e più o meno altrettanti quelli patiti dal gestore.“Per i nostri bilanci si tratta di un danno enorme. Al processo penale ci costituiremo parte civile” – spiega  il presidente di Brianzacque, Filippo Carimati che non manca di elogiare l’operato dei  dipendenti dell’azienda in quei terribili frangenti,  seguiti alla fuoriuscita dolosa di idrocarburi dall’ex raffineria: “Tutti hanno lavorato con competenza e professionalità, contribuendo a evitare che questo grave attentato contro l’ambiente  avesse ripercussioni più pesanti sul Lambro e sul Po,  nonchè a scongiurare  ulteriori situazioni di pericolo”. Grazie alle manovre e agli interventi  tecnici messi in atto dalla task force,  già dopo 24 ore, il depuratore era  in grado di  reimmettere nel fiume  Lambro uno scarico parzialmente trattato, ma con contenuti di idrocarburi, inferiori ai limiti di legge.

 La struttura di San Rocco  è servita  sia come sbarramento,  sia  come polmone capace di filtrare il più possibile le acque contaminate.  Il grosso del lavoro ha tuttavia  riguardato la rimozione  degli idrocarburi,  accumulati in una vasca di sedimentazione del diametro di 54 metri,  all’ingresso dell’impianto di depurazione.  Per quattro giorni,  un via vai continuo di camion cisterne ha aspirato  trasportato e smaltito la massa  oleosa  in siti specializzati a Pero, Milano, Parabiago e anche fuori dalla Lombardia, a Orbassano,   La Spezia e  Alessandria.  Oltre un centinaio di viaggi con conferimento di rifiuti che costituiscono la  voce più cospicua dei costi di cui  Brianzacque ha dovuto fin da subito farsi carico. Tra gli altri interventi per la salvaguardia dell’ambiente e la salute della popolazione, la monoutility monzese  ha fatto eseguire la video ispezione sulle fognature che ha escluso dispersioni di sostanze nocive nel terreno.  Il caso ha interessato organi di stampa e di informazione  nazionali ed europei. Troupe televisive tedesche  e turche hanno stazionato tra l’ex raffineria  di Villasanta, luogo del presunto sabotaggio e il depuratore di Monza San Rocco dove l’ASL, l’Arpa, la  Protezione Civile, la Polizia Provinciale  con i sommozzatori, i carabinieri, i vigili del fuoco, la Prefettura e la Guardia di Finanza hanno dato prova  di capacità e professionalità straordinarie.

 

  “Nella  storia dei depuratori d’Italia- conclude Mariani-  non s’era mai verificato un evento di questo genere che, insieme  all’attività e allo sforzo organizzativo dimostrato sul campo per contrastarlo,  costituiscono un precedente. Quasi certamente,  è  per questo che enti e  istituzioni, tra cui l’ Università,  ci stanno chiamando chiedendoci di portare la nostra diretta testimonianza”.  Il giallo della Lombarda Petroli  è oggetto di un’inchiesta della magistratura monzese per inquinamento delle acque e disastro ambientale.       

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